Il labirinto del destino

Vi è mai capitato di provare quella voglia irrefrenabile di cantare a squarciagola e ridere di cuore?

Sali in macchina, prendi un bel respiro, chiudi gli occhi per gustare ogni singolo istante della tua vita, metti in moto e parti verso una meta sconosciuta. Verso l’infinito.

Sei potenzialmente terrorizzato, ma la voglia di vivere, di ridere è più forte di ogni paura e allora pensi: perché no?

Oggi ho voglia di riflettere con voi e con me stessa sul significato dell’iperattività istintiva.

Non perdete tempo a googlare, è un concetto troppo difficile da spiegare a parole e, sinceramente, non credo neanche che esista questo termine.

Il punto è: vi fidate di voi stessi? Di quella vocina fastidiosa che si insinua nell’angolo più remoto della vostra mente, della vostra coscienza, della vostra anima e continua a ripetervi: fossi in te io lo farei?

Ma tu sei me! Quindi? Lo devo fare?

La domanda non è se lo devi fare. La vera domanda è LO VUOI FARE?

Perché mi fai sempre ste domande complicate? Non potresti fingere di essere una buona consigliera, per una volta? Sei fan di Marzullo, per caso?

Perchè tergiversi? Se ci stai riflettendo, in fondo, non credi di aver già deciso?

Fanculo.

Mi piace immaginarla così un’ipotetica discussione con la mia vocina.

Lei che mi sprona, io che ho paura e mi tiro indietro.

Lei che cerca di farmi agire, io che sono troppo riflessiva.

Lei che si manifesta sotto forma di ansia, che almeno così mi do una mossa, io che non la capisco e mi incazzo.

Lei che si chiude in camera, io che le chiedo l’affitto.

E poi facciamo pace. Come due amanti. Facciamo l’amore per mesi, impariamo a conoscerci, iniziamo a ridere insieme, ci guardiamo allo specchio. Diventiamo complici. Ci innamoriamo, ma proprio di brutto. Ci innamoriamo di quell’amore che ti fa dedicare le canzoni, che non importa se è lunedì ‘che tanto noi ridiamo uguale, che guidiamo verso casa e cantiamo a perdifiato.

E quando uno ama la propria vocina così non esiste un solo motivo per cui il mondo intorno a te possa sembrare sbagliato.

Tutto questo per dire che, nell’ultimo anno, ho imparato ad ascoltare quella vocina. Che mi fido di lei più di quanto mi fidi della mia immagine riflessa allo specchio.

Da quando ho fatto pace con lei mi piace pensare che, da qualche parte, sia già tutto scritto. In sanscrito probabilmente, però è scritto.

Così ogni tanto, nella mia intimità (e nei giusti limiti) mi piace giocare a Sliding Doors:

Se non fossi andata a cena, quella sera?

Se mi fossi addormentata 5 minuti prima?

Se non avessi ascoltato quell’annuncio alla radio?

Se avessi alzato il mio solito muro?

Se non avessi sorriso?

Se non avessi fatto pace con la mia vocina?

Poi chiudo gli occhi, cercando di immaginare come sarebbe stato.

E sapete come va a finire?  Finisce sempre che mi rendo conto che, qualunque scelta io abbia fatto, ovunque sia andata, qualsiasi canzone abbia ascoltato, ogni sorriso regalato e ricevuto, ogni risata, ogni muro abbattuto, sono esattamente dove sarei dovuta essere, dove voglio essere.

Siate esuberanti, stupidi, felici, cantanti, ballerini, buffi, eccentrici, autentici.

Perdetevi nel labirinto del destino.

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