L’Amore non è giusto

l'amore non è giusto“Se non rompe la scena solita, se non apre una dismisura, non è amore. (…)se non è oltre le aspettative, oltre misura, che roba è? Chi dicesse: Tu sei il tipo giusto per me, senza sentirsi spaccare il cuore di commozione e di stupore, come per dire “Perdio! ma davvero il cielo e la terra e l’universo pieno di stelle e di oceani ti hanno mandato qui per me? Davvero esiste una cosa del genere che io non merito e che mi rende felice senza nemmeno sapere perché?” – ecco se non dicesse qualcosa del genere sarebbe da chiudere in un sacco, per riempirlo di botte.”

Rondoni lo incontro per caso un mercoledì pomeriggio nella Libreria Pallotta a Ponte Milvio.

In realtà la storia è molto più affascinante di così per me, eterna inguaribile romantica di romanticherie libresche.

Vagavo intorno al Ponte più romanticamente sdoganato d’Italia grazie a Federico Moccia con l’aria di chi non sa dove sbattere la testa. La stessa aria di chi vorrebbe stampare una foto scattata durante una breve vacanza ma non sa se è la cosa giusta da fare.
Cristo Ludovica, è solo una foto.
Il fotografo è proprio lì, tra 100 Montaditos, la farmacia aperta h24 ma che dalle 20.00 in poi ti fa pesare il fatto che, se hai un’improvviso cagotto, ai €6,60 di Imodium dovrai aggiungere circa 7 euro di favore che ti fanno a restare aperti per bloccarti l’intestino, Trapizzino e un bar a cui (amici Pallotta non me ne vogliate) da fuori non daresti una lira.

Insomma prendo il coraggio a due mani e decido di stampare la foto, addirittura in due formati: il formato tascabile che non si sa mai a cosa possa tornare utile e quello 20×20 da attaccare in camera. Con una cornice. Una pazza.
Conscia di questo gesto azzardatissimo mi rendo conto di dover fumare una sigaretta per riappacificare le mie idee, i miei gesti, la mia vocina e i Sentimenti. Un casino machiavellico. Per una foto, come poter dimenticare.

Ok, arrivo al punto.

Per chi non lo sapesse, o per chi lo sa, o per chi lo sapeva e ha deciso di smettere di saperlo, se decidi di fumare una sigaretta quando il tuo corpo è momentaneamente proiettato su una spiaggia jamaicana con un suonatore di hukulele e a tutto pensa tranne che ad avvelenarsi devi trovare il modo di riportarlo alla realtà e assecondare quella stupida quanto fondamentale necessità di nicotina. E così entri un bar e ordini un caffè.

Tra tutti i caffè inutili presi in 28 anni quello è stato certamente il più utile tra gli unitili.
Libri. Libri ovunque. Libri in ogni dove.

Ed è così, è così che ho incontrato Rondoni e il suo libro sull’Amore che non è giusto ma è giusto.

Perché i Libri, come le Parole, come le Persone li riconosci solo quando sei pronto a farlo. Hanno solo bisogno di essere capiti, hanno bisogno che tu sia in uno stato di ricettività adeguato al momento, al tempo, allo spazio, al messaggio.
E il mio spazio ricettivo l’ha riempito così, Rondoni, con la consapevole prepotenza di chi sa che non si può spiegare l’Amore ma si può provare a farlo. Che se ne può parlare.

Se non ti sposta il cervello, la mente insomma, il cuore e tutti gli spiritelli, ci puoi giurare: no, non è amore.
[…]Le poesie belle ci vuole una vita per capirle. Come le persone. Però com-prendila, prendila con te. Tienila comunque addosso.”