Escape room Exitus – Le mie prigioni

unnamed-19Era una notte di fine ottobre, buia e tempestosa.
Non era buia.
Non era tempestosa.

Vabbè ricominciamo.

Era una notte di fine Ottobre. Una di quelle notti in cui – mi ricorderà in seguito Chantal – ti domandi perché, verso fine luglio, hai risposto a un messaggio acconsentendo di fatto di entrare a far parte di un gruppo di matti.

Vorrei dirvi che eravamo 4 – i Gatti Al Lardo – ma nonostante il mio Cavernicolo sia laureato in fisica i nostri problemi di matematica non hanno ancora trovato una soluzione. Quindi eravamo #QuattroGattiAlLardo + 6 – 2. E ora risolvetevela voi.

Non ho mai amato i travestimenti [cfr. mia madre, per carnevale, mi vestiva da carota e da telefono] e men che meno Halloween per motivi familiari e perché mia cugina Valentina, all’età di 8 forse 10 anni, mi costrinse a vedere Scream.

Nonostante le mie avversità rispetto alle ricorrenze mostruosamente mascherate, io e Riccardo non abbiamo potuto fare a meno di accettare il sinistro invito del Dott. Zero e del suo fido adepto Claudio a provare lEscape Room Exitus.

Perciò.
Era una notte di fine Ottobre, correva l’anno 2017 e otto (toh, ve l’ho risolta io) valorosi e impavidi condottieri dell’oscurità si ritrovavano alle 21 e zero zero di fronte al civico 75 di Via Quintilio Varo con sguardi sospetti e carichi di tensione.
Io – in stato evidentemente febbrile – e il Cavernicolo in un inaspettato e inquietante anticipo, Roberta con in borsa un fondotinta bianco cadavere strategicamente portato per mimetizzarsi con i fantasmi che avremmo potuto incontrare durante il nostro cammino e – probabilmente – allearsi con il nemico, Claudia pallida come un cencio perché non aveva cenato, la Gatta con un gomitolo di lana rosso sangue per fingersi morta in caso di imprevisti e Fidanzato Claudio, in versione invernale, senza gilet ma con un cappotto taglia 58. Più tardi avremmo scoperto che la taglia del suddetto cappotto avrebbe rappresentato una scelta tattica per nascondere i resti dei nostri cadaveri.

Ultimi – non a caso – gli Aristogracchi.
L’AristoSardo, impavido, con una costola incrinata da 2 mesi e l’AristoGracchia con la cintura gialla un po’ sbiadita.

ANTEFATTO

Prima di iniziare a fare quello che dovevamo fare (ma che dovevamo fare?) ci è sembrato opportuno ascoltare con diligenza le raccomandazioni del buon Claudio.
Le domande alla fine, prego.

– Scusi, ci sono bicchieri nella stanza? Perché sa… Chantal…
– Ma la stanza quanto è grande? No perché Ludovica e i suoi germi…
– Ma si mangia?
– In che senso uscire o morire!?!?!?!? Vabbè io mi porto la borsa con lo 
Xanax…

POSSIAMO CONTINUARE

Prese le dovute precauzioni – io i tranquillanti, Chantal e Francesco il loro tentativo di corrompere la guardia giurata Claudio, Roberta lo spray anti celiaci, Claudia 40 cc di vitamine ricostituenti per sopperire alla mancanza di cibo, Elisa e Fidanzato Claudio limone duro perché “se poi non ci dovessimo rivedere, non si sa mai” – abbiamo sceso le scale che ci hanno condotto alla stanza delle torture.

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Tempo a disposizione per scappare: 60 minuti
Più di 30 enigmi 
da risolvere.
Ottocentordici lucchetti da scassinare.
L’agghiacciante voce fuori campo del Dott. Zero.
Mani mozzate, water improbabili, scenografia degna di un film dell’orrore.

Da questo momento in poi non posso raccontare altro, non voglio rovinarvi la sorpresa.
Sappiate solo che – in ordine sparso – qualcuno ha dovuto toccare della cacca, qualcun altro ha inserito la testa in una gogna, abbiamo rischiato di saltare in aria utilizzando cavi da batteria per l’auto, la Gatta ha provato ad accecare Fidanzato Claudio con un laser, il mio Cavernicolo ha acceso la luce, Chantal non ha rotto niente e io ho girato tre quarti d’ora con una brugola in mano.

72 minuti e missione compiuta

 

I Quattro Gatti Al Lardo ce l’hanno fatta e vi lanciano una sfida: sarete capaci di superare ilunnamed-6 nostro tanto sudato 100% provando l’adrenalinica esperienza dell’Escape Room Exitus?


Se la risposta è sì, qui troverete tutte le informazioni di cui avete bisogno per prepararvi a questa fighissima avventura e trovare la stanza più vicina a voi.
Noi, intanto, ci pavoneggiamo ancora un po’ per essere usciti sani e salvi dalla prigione tecnologica del Dott. Zero e ci prepariamo alla prossima sfida: una nuova stanza tutta da provare.

 

AVETE GIA’ LETTO IL PUNTO DI VISTA DEGLI ALTRI GATTI?

AristoGracchi
Qui La Gatta Ci Cova

 

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