Ai dimenticati, ai playboy finiti…e anche per me.

Pensavate davvero che potessi mantenere un religioso silenzio dopo il weekend appena trascorso?

AHAHAHAHAHAHAH.

Non iniziate a chiedervi che tipo di post io stia scrivendo adesso perchè, come di consueto, non so dove andrò a parare. Quello che so, oggi, è che quest’articolo lo dedichiamo ai dimenticati, ai playboy falliti…e anche per me 😉

Oh cara Bertè, che Dio t’abbia in gloria.

Lo dedichiamo alle nuove conoscenze, a quelle illuminanti, ai vodka lemon comprati ed offerti, ai paraculo e a quelli che, nella vita, pensano di poterla fare sempre franca. Fidateve de una che c’ha due palle così: errorone!

Le consuete riflessioni para-filosofiche, per oggi, le lasciamo da parte ‘che c’ho giusto da dì due cosette nel puro sarcastico cinismo che mi caratterizza.

Vorrei seguire un filo logico ma, bimbi belli, posso mai iniziare dai “dimenticati” se la categoria dei “playboy falliti” bussa alla porta della mia coscienza con così tanta irruenza che testimone de Geova scansate?!

Il difetto più grande di questi soggetti è la triste convinzione che siamo tutte donne da “Maria, no io non ce la faccio: lascio lo studio”, donne da ti organizzo l’esterna al Singita perchè lì il tramonto è romantico e devo giocarmi tutte le mie carte per corteggiarti fino allo stremo.

E invece, tesoro mio, di corteggiatrici da Uomini e Donne c’abbiamo solo il bel faccino, perchè le palle sono quelle di Tina Cipollari a cena con Selvaggia Lucarelli e  Valérie Trierweiler.

Che tradotto, se sei lento di comprendonio, vuol dire che te famo un culo così, detto in francese.

Detto fra noi, puoi fare il figo quanto ti pare, ma se sei prevedibile come il meteorologo che te dice che il tempo non sarà dei migliori quando già fuori piove e il Tevere esonda, ma che davvero t’aspetti che ce caschiamo?

Amiche mie, per quanto mi riguarda, questa categoria è un puro insulto alla nostra intelligenza.

Anche perchè c’avessi la virilità de Rocco Siffredi potrei pure capirlo, ma se poi il risultato è Valerio Scanu, famose due domande.

Detto questo, passerei ai “dimenticati”. Ognuno dia a questa categoria il significato che meglio crede. Per quel che mi riguarda, i dimenticati sono quelli che stanno in un angolino finchè il torpore cerebrale che ogni tanto c’affligge non viene spazzato via da una bella botta di Maestrale. I classici che “ce l’hai sempre avuto davanti agli occhi e non te ne sei mai accorta”, quelli che abbiamo friendzonato per una vita.

Tenete botta ragazzi, che la ruota gira per tutti.

E infine a me, dove quel “me” comprende tutte voi.

Tutte quelle che, piuttosto che credere ai cazzari, ai matrimoni dei loro amici ci vanno da single e si ubriacano.

Quelle che c’hanno due palle così, che ingurgitano emancipazione ancor prima dei plasmon sciolti nel biberon, che non hanno bisogno di un uomo per cambiare una lampadina o riparare la caldaia.

Quelle che se me voi, prendi tutto il pacchetto.

Che se vai a giocare a calcetto e t’aspetti che, al tuo ritorno, ti facciamo trovare il piatto di pasta caldo, è mejo che fai na deviazione a casa di mammina.

A tutte noi, belle mie, che per fare le mamme di tempo ne abbiamo a volontà, che agli uomini che se guardano allo specchio e se beano, preferiamo quelli che lo specchio ce l’hanno negli occhi e ci fanno sentire magnifiche ogni volta che ci guardano.

Dedicato a chi capisce quando il gioco finisce e non si butta giù.

Ai miei pensieri, a com’ero ieri e anche per me.

Fatece largo, che passamo NOI.

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